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Marcello Polastri
Cagliari

2 maggio 2008

Marcello Polastri

Dalla necropoli punica Tuvixeddu alla scoperta dei Giganti

Noto speleologo e studioso delle cavità sotterranee presenti nella città di Cagliari e socio fondatore del G.C.C. (gruppo cavità cagliaritane), Marcello Polastri nasce a Cagliari il 4 Agosto del 1978. Ben presto scopre questa sua innata passione per la ricerca e lo studio all’interno di cavità e anfratti bui e misteriosi. Aveva 14 anni quando passando per la bellissima necropoli punica di Tuvixeddu viene attratto da questi oscuri fori che spiccavano sulla bianchissima roccia riscaldata dal sole. Non si riesce a capire infatti se sia nata prima la passione per la speleologia o quella per il giornalismo. Il fato vuole che oggi le due attività vadano di pari passo: una accompagnando l’altra in questo cammino di studi, ricerche e denunce per riportare alla luce tutte quelle zone oscure della città e non solo. Si occupa da anni dell’esplorazione e dell’approfondito studio dei sotterranei presenti a Cagliari con il gruppo di speleologi da lui stesso fondato nel 1993. Nel frattempo scrive e pubblica articoli e saggi sulle varie scoperte e su argomenti attinenti al suo lavoro. L’informazione non si ferma alla parola scritta e si decide di portare sullo schermo queste meraviglie del sottosuolo, per tanto tempo trascurate. Così inizia la collaborazione con la tv locale in modo che tutti godano di siti archeologici mai visti prima, di grandissimi cisternoni, acquedotti romani e luoghi poco valorizzati. Nel settembre del 2007 arriva un’importante riconoscimento per Marcello Polastri, è tra i vincitori dell’INTRUSO, premio letterario giunto alla terza edizione che si svolge in Costa Smeralda, con il libro Cagliari, città di sotto. Gli “intrusi”sono personaggi del mondo della televisione, dello spettacolo, dello sport e della politica che sono stati “scovati” per aver scritto libri, e quindi premiati per essersi distinti nel realizzare un’opera letteraria. Nel Febbraio 2008 Marcello Polastri presenta il suo nuovo libro Il tempo dei giganti, un’inchiesta sull’archeologia sarda che pone delle domande sul perché di certi fatti, documentati da filmati e reperti. Ed è proprio su questo argomento che poniamo alcune domande allo studioso.

Dottor Polastri, come nasce quest’opera che porta un’impronta giornalistica, di ricerca e di romanzo allo stesso tempo?
Per andare all’origine di questo lavoro, Il tempo dei giganti, mi sono dovuto spostare in quei territori che gravano sulla zona di Pauli Arbarei, Villamar e Lasplassas e dove mi sono imbattuto in cavità sotterranee molto particolari: come per esempio un grosso campo isolato nelle campagne di Villamar, dove l’ispettore onorario della sovrintendenza (poco ascoltato dai suoi colleghi), mi mostra la presenza di coppelle scavate sulla nuda roccia che, se osservate durante la notte, riflettono perfettamente le stelle. Questo è un normale fenomeno di rifrazione luminoso, ma l’ispettore esperto di studi astronomici fatti in passato, mi conferma che in questo piano roccioso è rappresentata addirittura tutta la volta celeste. Malgrado il mio scetticismo iniziale dopo alcune ricerche mi sono dovuto ricredere ed è così che anch’io ora sono testimone di questo evento. Lo stesso ispettore mi informa che molti nuraghe della zona sono collegati da tunnel sotterranei e mi accompagna in un sito dove veramente sono presenti dei passaggi segreti che mettevano in comunicazione tra loro i nuraghe della giara di Siddi. Un altro aspetto particolare è il nome del nuraghe, Tuvixeddu (termine dialettale che indica un corpo vuoto appunto cavernoso) cosa non strana, se si pensa alla leggenda popolare che tramandava la presenza di un enorme tunnel al di sotto di questo. Altre testimonianze mi parlavano dell’esistenza di scheletri abnormi.

Questi reperti di cui ci ha parlato sono di competenza di studiosi o di semplici appassionati?
Ci tengo a precisare, io non voglio affermare che l’isola fosse abitata dai giganti ma che sicuramente c’erano casi di persone affette da gigantismo circoscritte a clan. È questa non è solo una mia ipotesi ma anche di alcuni archeologi che escono dal coro dell’ufficialità, come il Professor Gigi Sanna, esperto linguista che ha rintracciato su delle tavolette, definite da lui stesso nuragiche, che parlano di “gigantloi o gigantinos” e che forse erano ascritti al rango di Giudici Antichi, i famosi Giudici Sardi o Re Sardi, perché si imponevano con la loro presenza fisica. Il Professor Sanna dice <>. Poi dobbiamo pensare alla leggenda legata alle Tombe dei Giganti o dei Paladini. Alcuni studiosi le rappresentano come luoghi di sepoltura collettiva, e va bene; ma in che modo siano state costruite sia le tombe che certe cavità sotterranee è ancora un mistero. Sono questi i quesiti che io pongo all’interno del libro. Per poter scrivere e pubblicare il lavoro ho dovuto chiedere la liberatoria a ciascuna persona coinvolta nell’inchiesta, poiché sono stati rivelati nomi e cognomi di chi avrebbe trafugato queste ossa, per poi commercializzarle in Svizzera o altre nazioni. A breve presumo che ci sarà un’inchiesta da parte della Procura della Repubblica.

Ma secondo lei perché non si vogliono trovare delle corrispondenze con i nuovi reperti e le testimonianze rilasciate dagli abitanti?
Rispondo con le parole di un sindaco di Lasplassas, che ha rinvenuto uno scheletro alto più di due metri all’interno di una sepoltura comunemente detta Tomba dei Giganti. "… alcune teorie sono state prese come postulati forse in maniera affrettata. Solo alcuni individui rinvenuti non superavano il metro e settanta. Non si può avere la certezza che fossero tutti di tale statura". Ed è per questo motivo che ci stiamo calando dentro i pozzi sotto i nuraghe presenti nella Giara. Altre domande alle quali cerchiamo delle risposte sono: perché l’uomo ha creato questi tunnel a venti metri sottoterra e come ha fatto a portare queste pietre che pesano anche otto tonnellate?

Si può intervenire anche sui siti già censiti e abbondantemente studiati e classificati?
In teoria si, ma spesso come ho già accennato, chi è fuori dal coro dell’ufficialità non viene agevolato. Dimostrare che in Sardegna c’erano esemplari alti tre metri affetti da gigantismo, vuol dire smentire qualcun altro e fare un passo indietro. Noi stiamo cercando di svolgere l’inchiesta con la massima correttezza stringendo una collaborazione anche con la sovraintendenza, e i reperti da me rinvenuti son stati spediti a Roma per fare le analisi del DNA e del carbonio 14 per capire a quale periodo ci stiamo rivolgendo e così chiudere il cerchio di indagine per poi porre i giusti quesiti agli esperti e agli archeologi.

La strada intrapresa da Marcello Polastri e i suoi collaboratori non è sicuramente facile ma il fascino della storia e di scoprire un lato rimasto ancora oscuro sulla nostra provenienza renderà il lavoro più semplice.


Monica Melis
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